La morte di un familiare apre questioni che vanno affrontate con attenzione e nei tempi giusti: accettare o rinunciare all’eredità, capire chi sono gli eredi e in quali quote, rispettare un testamento o contestarlo, dividere i beni senza rompere i rapporti in famiglia.

Lo Studio Legale Avv. Roberta Liberati assiste a Legnago e in provincia di Verona eredi e familiari nelle successioni, nella redazione del testamento e nelle cause di divisione ereditaria, collaborando quando serve con notai e commercialisti.

Chi eredita: successione legittima e testamentaria

Se c’è un testamento valido, l’eredità si divide secondo le volontà del defunto, nei limiti delle quote riservate ai familiari più stretti. Se il testamento manca, si applica la successione legittima: la legge individua gli eredi (coniuge, figli, genitori, fratelli e altri parenti fino al sesto grado) e le rispettive quote.

Alcuni familiari, detti legittimari, hanno sempre diritto a una parte del patrimonio, anche contro il testamento: il coniuge, i figli e, in mancanza di figli, i genitori. Ad esempio:

  • con il solo coniuge, gli spetta la metà del patrimonio;
  • con un solo figlio e nessun coniuge, al figlio spetta la metà;
  • con coniuge e un figlio, un terzo ciascuno;
  • con coniuge e due o più figli, un quarto al coniuge e metà complessiva ai figli.

I fratelli e le sorelle non sono legittimari: possono essere esclusi con un testamento.

Accettare o rinunciare all’eredità

Nessuno diventa erede automaticamente. Chi è chiamato all’eredità ha 10 anni dall’apertura della successione per accettarla; il termine si riduce se qualcuno chiede al giudice di fissarne uno più breve o se il chiamato è nel possesso dei beni ereditari.

  • Accettazione pura e semplice: si risponde dei debiti del defunto anche con il proprio patrimonio personale. Può avvenire anche in modo tacito, ad esempio vendendo un bene ereditario.
  • Accettazione con beneficio d’inventario: i patrimoni restano separati e si pagano i debiti solo nei limiti di quanto si riceve. È obbligatoria per minori e incapaci; chi è nel possesso dei beni deve fare l’inventario entro tre mesi.
  • Rinuncia: si fa con dichiarazione davanti a un notaio o al cancelliere del Tribunale. Chi rinuncia non riceve nulla ma non risponde neppure dei debiti.

Prima di compiere qualsiasi atto sui beni del defunto, è importante valutare la situazione patrimoniale, soprattutto se ci sono debiti, fideiussioni o cartelle esattoriali.

Testamento: come farlo e cosa evitare

Il testamento olografo deve essere scritto interamente a mano, datato e firmato dal testatore. Il testamento pubblico viene ricevuto da un notaio alla presenza di due testimoni ed è più difficile da contestare. Il testamento si può modificare o revocare in qualsiasi momento.

Un testamento ben scritto evita liti tra gli eredi: deve rispettare le quote di legittima, indicare in modo chiaro i beni, prevedere cosa accade se un erede non può o non vuole accettare. Una consulenza preventiva aiuta a organizzare il passaggio del patrimonio, anche con strumenti diversi dal testamento.

Lesione di legittima e divisione tra eredi

Se un testamento o delle donazioni fatte in vita riducono la quota spettante a un legittimario, questi può agire con l’azione di riduzione, di regola entro 10 anni dall’accettazione dell’eredità da parte dell’erede testamentario.

Quando gli eredi sono più di uno, i beni restano in comunione finché non si procede alla divisione. Se c’è accordo, la divisione si formalizza con un atto notarile; se l’accordo manca, prima di rivolgersi al giudice è obbligatorio tentare la mediazione (art. 5 D.Lgs. 28/2010). Una causa di divisione può richiedere stime, conguagli e, se un immobile non è divisibile, la vendita.

Dichiarazione di successione e imposte

La dichiarazione di successione è un adempimento fiscale da presentare all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dal decesso, quando nell’eredità ci sono immobili o il valore supera le soglie di esonero. Presentarla non equivale ad accettare l’eredità.

Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, con la riforma del D.Lgs. 139/2024, l’imposta di successione e le imposte ipotecaria e catastale sono autoliquidate dagli eredi e versate contestualmente alla dichiarazione. Le aliquote non sono cambiate: 4% per coniuge e parenti in linea retta oltre la franchigia di 1 milione di euro per ciascun erede, 6% per fratelli e sorelle oltre 100.000 euro, 6% per gli altri parenti fino al quarto grado, 8% negli altri casi.

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Domande frequenti

Quanto tempo ho per accettare un’eredità?

Il termine ordinario è di 10 anni dall’apertura della successione, cioè dal decesso. Il termine è più breve se chi è chiamato all’eredità ha il possesso dei beni ereditari o se un interessato chiede al giudice di fissare un termine.

Presentare la dichiarazione di successione significa accettare l’eredità?

No. La dichiarazione di successione è un adempimento fiscale e non comporta di per sé l’accettazione. Attenzione però ad altri comportamenti, come vendere o usare come proprietario i beni del defunto, che possono valere come accettazione tacita.

Cosa succede se il defunto aveva debiti?

Chi accetta puramente e semplicemente risponde dei debiti anche con il proprio patrimonio. Per evitarlo si può accettare con beneficio d’inventario oppure rinunciare. La scelta va fatta dopo aver ricostruito attivo e passivo dell’eredità.

Un fratello può essere escluso dall’eredità con il testamento?

Sì. I fratelli e le sorelle non sono legittimari: se il defunto non ha lasciato coniuge, figli o genitori, può disporre con testamento di tutto il patrimonio anche a favore di altre persone.

Cosa si fa se gli eredi non sono d’accordo sulla divisione?

Si tenta prima una soluzione concordata. Se non basta, la legge impone di avviare la mediazione prima della causa. In mancanza di accordo anche in mediazione, la divisione viene decisa dal Tribunale.

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